Scrivere un ped (piano editoriale) a prova di Dpcm in questo momento storico può essere stressante. In questo articolo ti mostreremo come rendere l’impresa meno ardua.

Pronti, ai posti di combattimento…via! Inizia la gara tra chi la spunterà meglio tra un Dpcm ed un piano editoriale.

Dopo averne visti di tutti i colori: post salvati nei meandri delle bozze, copy modificati un giorno sì ed uno no, e superato il 2020 con la consapevolezza che “un ped non è per sempre”, ecco farsi strada nella mente di ogni social media manager l’incognita: “Il prossimo ped sarà quello definitivo?”. Al momento, nessuno può dirlo con certezza, ma non disperare perché esistono dei trucchetti che possono rendere la scrittura dei tuoi futuri ped a prova di qualsiasi Dpcm. Scopriamoli insieme.

 

L’A, B, C, di un piano editoriale 

Quando parliamo di piano editoriale, ci si riferisce ad un documento che permette di pianificare quei contenuti per i social o i blog, da pubblicare online per raggiungere un obiettivo di business; un vero e proprio strumento di marketing che aiuta le aziende ad avere la loro fetta di visibilità nel variegato mondo di Internet. Questo file, consente anche di avere sotto controllo tutti i tuoi canali di comunicazione ed integrarli perfettamente nella tua strategia di marketing. A volte, però, anche i migliori piani di comunicazione possono essere stravolti e assestare un duro colpo al social media manager. Quindi, per affrontare al meglio il cambiamento dovrai ritornare agli albori della tua strategia: il target.

 

A chi comunico?

Che si tratti di una pagina social già avviata o di una che sta vedendo la prima luce di una fanbase o community, un buon piano editoriale non può prescindere da questi punti:

  1. conoscere il target di riferimento: lavoreresti mai con degli estranei? Quindi, ti consigliamo di fare un’analisi delle persone che leggeranno i contenuti. Come? Apri la mente, spalanca gli occhi e studia i comportamenti dei pubblici già acquisiti o ipotetici. In questo caso il tool Google Analytics può fare faville a valutare i comportamenti dei visitatori e a capire su quali contenuti della tua pagina si soffermano maggiormente;
  2. intercettare le informazioni che i tuoi utenti rilasciano sul web e sui social e notare come si esprimono, quali sono i dubbi da soddisfare e le loro preferenze. Saper analizzare questi elementi è fondamentale per la redazione di una content strategy e cambiare il tuo piano editoriale. 
  3. utilizzare uno strumento per la pianificazione delle Keyword, come Ubbersuggest, che ti permette di capire cosa cercano gli utenti su Google, per posizionarti nelle SERP e acquisire traffico organico.

Ricorda: il destinatario della tua comunicazione non è un utente passivo e quando siamo di fronte ad una comunicazione di crisi, è anche doveroso chiedersi: quali sono le aspettative degli stakeholder da parte nostra e la loro percezione rispetto a ciò che diremo?. 

Sembra un’inezia, ma queste domande stanno alla base di una comunicazione human to human.

 

Come organizzare un ped a prova di Dpcm

Per poter creare un piano editoriale a prova di Dpcm, bisogna avere ben chiari gli obiettivi aziendali e anche la triste realtà che da un momento all’altro il vostro post di serena Pasqua, buona festa dei lavoratori o felice Ferragosto, potrebbe essere sostituito da contenuti adeguati ad una comunicazione di crisi. Per questo, è fondamentale un briefing tra i comunicatori dell’azienda, anche in video call (occhio ai pigiami in vista), in modo tale da aver ben chiare le azioni da intraprendere per l’intero piano di comunicazione. Nel briefing verranno definiti gli elementi chiave della comunicazione tra brand e pubblico. Dopodichè, armati di pazienza e visione strategica dovrete senza alcun indugio:

  • modificare, posticipare o mettere in bozza  (scorciatoia ormai nota a tutti) i post programmati che parlano di pranzi, cene o attività che il Dpcm non prevede;
  • programmare un confronto con i responsabili dell’azienda di cui curi la comunicazione; 
  • aggiornare gli orari dell’azienda o delle attività su tutte le pagine social;
  • ascoltare il pubblico, per immaginare nuovi servizi, nuove modalità di diffusione e nuovi prodotti da proporre. (Gli analytics e gli insight ti aiuteranno);
  • studiare un nuovo tone of voice, abbasso al pietoso, triste, negativo o indelicato (sei umano, ma non devi peggiorare la situazione di per sé già difficile);
  • evitare contenuti di gaudio (rischieresti di suscitare il dubbio che tu venga da Marte);
  •  creare una comunicazione human to human coinvolgente e reattiva, per costruire relazioni. Non finiremo mai di dirlo “la comunicazione deve coinvolgere e mettere al centro i tuoi pubblici” (Se vuoi fare come San Tommaso, puoi toccare con mano l’argomento con il libro di Santina Giannone “Comunicare human to human”);
  • eliminare i contenuti ad alto tasso di isteria, bombardamento di promozioni ed inviti all’acquisto (devi invogliare a scegliere i tuoi prodotti/servizi, non vessare);
  • costruire e valorizzare un piano di reputazione aziendale, perché la reputazione può diventare la scialuppa di salvataggio dell’azienda, soprattutto in situazioni di incertezza. 

Qualunque cosa accada -che sia naturalmente gestibile- reagisci e non lasciare che la tua comunicazione vada in vacanza con pagine che languono di contenuti. Raccontare, invece, come ci insegna il caro e vecchio brand journalism gli aspetti positivi e negativi che coinvolgono un’azienda, può essere prezioso per dare notizie e approfondimenti reali su come contrattacca il tuo brand. 

 

I contenuti salva ped da nuovo Dpcm

Davanti ad uno stravolgimento dei piani da Dpcm, abbiamo detto, dunque, di non mollare e continuare sulla via dei contenuti.

Sappiamo che l’occhio vuole la sua parte, per questo, eliminare la parte visual da un piano editoriale, specialmente in un fuori programma, sarebbe come separare: la verdura dal pinzimonio, il latte dai cereali o il formaggio con le pere. Insomma, in un piano editoriale, la creatività non può essere annullata e, può essere espressa attraverso l’uso di foto, immagini e anche di:

  • infografiche, sui cambiamenti di rotta dell’azienda o piccole curiosità che il cliente non conosce;
  • video, che mostrano come l’attività reagisce al cambiamento;
  • testo + immagine, che rievocano l’identità dell’azienda;
  • collage di foto su eventi o iniziative sposate dal brand (per rafforzare il tuo purpose);
  • vignette che tirino su il morale (senza essere too much);
  • citazioni e quote, come spunti su cui far riflettere;
  • tutorial, sull’uso di un prodotto;
  • opinioni dei clienti, che hanno usufruito del tuo prodotto/servizio.

Tutti questi elementi contribuiscono a valorizzare l’esperienza dell’utente e a renderlo anche parte attiva della comunicazione, specialmente chiedendo opinioni su un prodotto preferito o su novità che si aspetta di vedere dal brand.

 

Tool panacea al tuo cortisolo

Per scrivere un piano editoriale a prova di stress e crisi da Dpcm, esistono dei tool che possono facilitare la vita di ogni social media manager. Quelli più efficaci sono:

  • Google Calendar, da popolare con tutti i contenuti, eventi e alert;
  • Trello, con delle liste su cui inserire i macro-step di un progetto o idee con delle card in cui vanno inseriti i task;
  • Asana, il tool gratuito o a pagamento per gestire e condividere con il team progetti di ogni dimensione e da segnare con le diciture: “da fare”, “in lavorazione” e “fatto”;
  • Google Drive, dove creare dei documenti condivisi;
  • Restya, un planning con più board, che descrivono lo status dei post, con i task che corrispondono ad articoli e post;
  • TaskBoard, task, bacheche, allegati e condivisione dei progetti con colori personalizzati;
  • SquidHub, per gestire appunti, condividere documenti, far avanzare i task dei vari “to-do” e avere sotto controllo la messaggistica dalla dashboard;
  • ClickUp, un’app per il task management con status personalizzabili, template delle checklist e assegnazione compiti.

 

Calendarizzazione: calma e sangue freddo per un ped a prova di Dpcm

Una volta aver tenuto conto dell’audience, di come coinvolgerlo e delle tipologie di contenuti da sviluppare ed inserire su un tool preferito, dovrai calendarizzare. E qua casca l’asino! Perché, caro lettore, volente o nolente nessuno possiede una sfera di cristallo per prevedere se questo piano editoriale sarà definitivo o se ci saranno altri imprevisti. In ogni caso, quello che possiamo consigliarti è:

  • scegliere i giorni, gli orari di pubblicazione e la frequenza di pubblicazione.
  • essere sempre pronto a captare notizie sul prossimo Dpcm (antenne dritte su conferenze stampa e news di giornali).

 

I vantaggi di un piano editoriale fatto con criterio

Che sia permanente o mutevole, i vantaggi che un ped fatto con una strategia ben delineata può apportare alla tua salute mentale e alla strategia e community dell’azienda possono essere molteplici. Tra questi primeggiano:

  • l’aumento del traffico verso il tuo sito web, che non ha mai smesso di comunicare;
  • la fidelizzazione del cliente attraverso un customer care empatico e sempre disponibile;
  • l’interesse di potenziali stakeholder.

 

In crisi con i Dpcm che non danno tregua e non permettono di dedicarti anima e corpo alla tua azienda? Contattaci a lab@reputationlab.it e ti aiuteremo a costruire il piano di comunicazione adatto alla tua azienda.

 

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