I gatti di Jouvet e il potere delle storie: perché la comunicazione d’impresa non può farne a meno

Autore:
Reputation Lab
26 Agosto 2025

Perché ci emozioniamo davanti a una storia ben raccontata? Perché una narrazione ci resta impressa più di una sequenza di dati? La risposta non è solo retorica, né appartiene esclusivamente al mondo del marketing.
È una questione evolutiva: le storie ci servono per orientarci nella complessità, per dare senso all’esperienza, per allenarci alla realtà perfino quando dormiamo.

Mentre le aziende cercano ogni giorno di farsi capire, riconoscere e ricordare, la differenza non la fa chi comunica di più, ma chi riesce a generare significato. Per questo è fondamentale tornare a ciò che rende la comunicazione davvero efficace: le storie, ovvero il modo in cui la mente umana dà forma a ciò che vive. Ecco perché sono centrali anche nella comunicazione d’impresa. Non per intrattenere, ma per costruire identità, reputazione e relazioni.

Le storie come funzione biologica

Negli anni ’50, il neuroscienziato Michel Jouvet condusse un esperimento diventato celebre: osservò il comportamento di alcuni gatti durante la fase REM e scoprì che anche loro sognano. E che, nei sogni, non si rilassano in un mondo perfetto: si esercitano a sopravvivere. Si muovono, lottano, fuggono da minacce immaginarie, come se il cervello costruisse, anche nel sonno, uno spazio narrativo per affrontare scenari complessi prima che accadano davvero.

La psicologa Kate Otley ha definito le storie “simulatori di volo”: ambienti sicuri dove sperimentare strategie, emozioni, decisioni. Uno strumento adattivo potentissimo, in cui possiamo esplorare situazioni critiche senza subirne le conseguenze. 

La narrazione d’impresa come allenamento alla realtà

In Reputation Lab parliamo spesso del potere delle storie. Funzionano perché ci coinvolgono, perché aiutano a costruire legami, perché trasformano informazioni frammentate in visioni condivise.

L'esperimento di Jouvet ci invita ad andare ancora più a fondo: la narrazione, prima di essere comunicazione, è un’attività biologica. Serve a esplorare, organizzare, affrontare. Questo offre una metafora potente a chi si occupa di comunicazione d’impresa: raccontare non è un abbellimento, è un atto strategico. È ciò che permette a un’organizzazione di costruire senso condiviso e rafforzare la propria identità.

Ogni storia nasce da un problema. Anche quella della tua azienda.

Le storie non intrattengono soltanto: interpretano e soprattutto, preparano.

Per questo sono centrali nella comunicazione strategica: in un piano efficace, i contenuti prendono forma da una narrazione autentica e non da messaggi standard, costruiti a tavolino. Il punto di partenza può essere un problema affrontato, un cambiamento vissuto, un pensiero da condividere.

Questa fase di "costruzione", spesso la più impegnativa, determina la “voce” del brand: qui mettiamo giù le basi per una reputazione solida, una leadership riconoscibile e relazioni fondate sulla fiducia. 

Raccontare non è marketing: è progettare relazioni.

Ogni stakeholder è prima di tutto una persona. E ogni persona risponde cognitivamente ed emotivamente alle storie.

Per questo, nei nostri percorsi di consulenza, lo storytelling è più di un “format” per i social: un modo di ascoltare, interpretare e restituire. È il punto di partenza per costruire senso e identità; perché le storie non servono solo a spiegare chi siamo, ma a connetterci con chi ci sta di fronte. 

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