
La senti questa voce, chi parla è.. un utente di Clubhouse.
Alzi la mano chi non ha sentito almeno una volta questo nome, che sta letteralmente spopolando online. Stiamo parlando del social network che predilige l’uso della voce e ripudia foto, video, contenuti scritti o messaggi e permette di conversare su topic preferiti. Perché tanto successo? A rendere così famoso questo social è ciò che lo circonda, ovvero un’aura di preziosità ed esclusività, alla quale si può accedere solo per invito e se si è in possesso di un iPhone.
Amici in ascolto siamo pronti ad iniziarvi a quello che sta diventando un vero e proprio fenomeno mediatico degno quasi, al momento, di una “massoneria”.
L’app fenomeno Clubhouse nasce nella Silicon Valley grazie ad un lavoro di sperimentazione degli sviluppatori Paul Davison e Rohan Seth (ex dipendente di Google) e viene lanciata nell'aprile 2020 per tutti i dispositivi IOS (non temete Android addicted, a quanto pare sono al lavoro anche per voi).
Questo nuovo prodotto social, permette alle persone di prendere parte su invito di altri utenti a conversazioni in tempo reale chiamate “stanze”, tutte differenziate per temi. Al loro interno si possono trovare tre figure principali:

Secondo quanto riportato da un post online nella pagina del social, il fine di Clubhouse sarebbe quello di creare relazioni: "La nostra stella polare era creare qualcosa in cui si potesse chiudere l'app alla fine della sessione sentendosi meglio di quando l'hai aperta, perché hai stretto amicizie, incontrato nuove persone e imparato".
Neanche a dirlo, i due sviluppatori ci hanno visto lungo, tanto da raggiungere in breve tempo un'escalation considerevole (a dicembre 2020 gli utenti registrati erano 600.000). Un successo dovuto anche alla presenza di giornalisti, speaker radiofonici, digital marketer, attivisti e personaggi noti: da Elon Musk al rapper Azealia Banks, a Oprah Winfrey fino ai nostrani Levante, Fiorello e Marco Montemagno. Tra le aziende, invece, c'è chi non se l'è fatto ripetere due volte ed è già approdata sulla social app, parliamo di Burger King, tra i primi brand a sfruttare il potenziale di Clubhouse.
La tentazione di far parte dell'élite di Clubhouse, ha generato una vera e propria caccia all'invito. Su eBay, o altre piattaforme, si possono trovare in vendita dei codici di accesso. Attenzione! Non è tutto oro quello che luccica, perchè un invito può costare dai 4 ai 30 euro ed è necessario, anche dover dare il proprio numero di telefono.

Vieni, ti mostro la mia stanza dei gioch...dei topic (cosa avevate capito?!). Eh già, perché caposaldo della nuova app, come abbiamo detto precedentemente, è la presenza di queste fantomatiche stanze, tutte differenziate per temi e alle quali accedere in base ai propri interessi. Come funzionano? Dopo l'iscrizione, entra in gioco un algoritmo accurato che indirizza gli utenti alle conversazioni più appetibili in base al proprio mestiere ed ai propri interessi. I temi per cui scaldare l’ugola possono essere vari: dalla musica, al cinema, alla filosofia, giornalismo, marketing fino alla politica.
Il successo di Clubhouse, pare che non sia stato digerito dai fondatori di Facebook e Twitter, che hanno affilato le armi digitali. Mark Zuckerberg sta progettando una piattaforma simile al nuovo social, anche se al momento non è dato sapere se sarà una funzionalità aggiuntiva o un'app autonoma, mentre Jack Dorsey, ha pensato a Spaces, una chat audio (ancora in beta test) dove si può intervenire con emoticon.
Ora, non per fare i disfattisti dell’app, ma emerge una questione importante, cioè quella relativa ai contenuti violenti, razzisti e sessisti che possono dilagare nelle stanze. Cosa succede, dunque, se vengono prodotti contenuti offensivi? I messaggi effimeri, cancellati una volta chiusa la stanza non facilitano il processo di controllo, ma a detta della piattaforma sono previsti dei provvedimenti seri come:
A questo proposito, non sono mancate critiche e denunce come quella della giornalista del New York Times Taylor Lorenz, che ha denunciato la scarsa attenzione dell'app nei confronti dei dati privati degli utenti.
Altri utenti, invece, hanno sottolineato la difficoltà di impedire e prevenire molestie online, razzismo e antisemitismo in un social network che non lascia alcuna traccia dei discorsi.
Note vocali cancellate ed un monitoraggio dei contenuti ancora approssimativo, hanno fatto di Clubhouse anche uno strumento per aggirare la censura. Sembra che gli utenti cinesi, stiano utilizzando i vocali per discutere di temi controversi, come i rapporti della Cina con Taiwan, le proteste per la democrazia a Hong Kong, e la persecuzione degli uiguri, una minoranza musulmana, che vive nella regione dello Xinjiang.
Una questione altrettanto importante è la privacy. Sembrerebbero ancora molti i punti oscuri in termini di privacy, che metterebbero all’indice la piattaforma social, come:
Podcast live? Radio 2.0? Definizioni a parte, non resta che chiedersi quale sarà il destino di Clubhouse. L'astro nascente, ben lungi dall'essere una meteora nel firmamento dei social, è in evoluzione per raggiungere questi obiettivi:
Non resta che seguire le prossime mosse del social, che fa vibrare le corde vocali.