
Secondo Umberto Eco “chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è una immortalità all’indietro”.
Se questo è vero (eccome se lo è!) per la lettura, forse lo è ancora di più per la scrittura. Perché chi legge si addentra in un mondo creato da qualcun altro, chi scrive è sempre tentato di crearne uno proprio che deve misurarsi con i mondi altrui.
L’empatia è la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona, comprenderne lo stato d’animo e la situazione emotiva senza utilizzare le parole. Una condizione quasi “mistica” che nella sua forma originaria “en-pathos” voleva dire “sentire dentro”. Secondo alcune ricostruzioni sarebbe stata usata dai Greci per indicare lo speciale rapporto umano che legava il cantore al suo pubblico.
Attenzione a confonderla con l’immedesimazione: l’empatia permette di comprendere e sperimentare la condizione altrui, senza perdere di vista però la propria. Un grado “base” di empatia è il cosiddetto “contagio empatico”. La sperimenta ad esempio il bambino quando si lascia condizionare dal pianto di qualcun altro senza capire che l’emozione provata ha una causa esterna e non interna e, quindi, identificandosi del tutto.
Fin dalle sue origini l’empatia è legata alla comunicazione e all’energia che le storie producono nella mente degli esseri umani. Le storie sono definite spesso dagli psicologi dei simulatori di volo proprio perché consentono di fare esperienza delle vite altrui, senza necessariamente correrne i rischi.
La scrittura è un continuo esercizio di empatia, soprattutto per chi lavora nell’ambito della comunicazione. Scriviamo messaggi che parlano per altri, prima che di altro. La prima domanda, per chi si occupa di comunicazione e marketing è sempre “per chi scrivo?” Certo, è un’esigenza per chi deve trovare il proprio target. Ma lo sforzo di entrare nelle vite degli altri, di immaginare che libro tengono sul comodino, cosa mangiano a cena e dove vogliono trascorrere le vacanze non è solo una necessità legata all’ottenimento di una conversione. Non puoi farti leggere se non riesci a spogliarti di almeno una parte dei tuoi vestiti e indossare quelli altrui.
“Mettiti nei miei panni” è più che una esperienza minima di indagine di mercato: è la tendenza naturale dell’essere umano a pensarsi in gruppo e a scavare nelle dinamiche degli altri per comprendere se e quanto fanno parte della nostra tribù.
La risposta sta in mezzo. Certamente una propensione all'empatia è data dall'intelligenza sociale che ciascuno sviluppa, ma una parte di questa "dote" può essere allenata. Secondo gli psicologi esistono sei gradi di empatia: dal grado zero che non consente di provare nessuna risonanza per ciò che accade agli altri, attribuito ad esempio ai torturatori nazisti, al sesto grado, per cui invece tutto ciò che accade attorno a te rischia di invadere in maniera eccessiva la tua psiche. In mezzo ci sono una lunga serie di sfumature che contraddistinguono ogni persona con un profilo unico.
Insomma, l'empatia va stimolata, allenata, ma anche dosata. Se vuoi farlo per migliorare la tua scrittura, ti lascio qui qualche consiglio:
CREA UNA PLAYLIST CHE STIMOLI L’EMPATIA - Uno strumento prezioso per stimolare l’empatia è la musica, che ricrea quelle condizioni di “magia” tra chi suona e chi ascolta, bypassando lo strumento del linguaggio. Quali sono le sonorità che ti sollecitano emozioni forti? Io ti lascio qui tre brani che per me sono l’ingresso nel mondo della percezione più acuta: “Il bel Danubio blu” di Strauss; “My way” di Frank Sinatra e “Bohemian Rapsody” dei Queen. Prova a metterli in cuffia e dimmi come si sentiva chi componeva, suonava o cantava!
RISCRIVERE I CAPOLAVORI - Uno degli esercizi più comuni nelle lezioni di scrittura creativa, è quello di ricopiare a mano alcuni brani degli scrittori preferiti. Questo non solo ci aiuterà ad "appropriarci" dello stile, ma anche a entrare in empatia con i personaggi. Dunque, scegli due scrittori che ami e ricopia a mano almeno un paio di pagine di ciascuno. Dopo esserti abituato agli stimoli sensoriali (l’attrito dolce della carta, lo scorrere della penna, ecc.) sarai risucchiato in vite che non avevi immaginato potessero catturarti così totalmente.
LEGGI QUINEAU - Conosci i famosissimi "Esercizi di stile di Quineau"? Sono 99 versioni differenti della stessa banale vicenda. Cambiare lo stile ci consente anche a esercitarci nel cambiare punto di vista.
ESERCITATI CON IL PERSONAL BRANDING - Uno degli esercizi di empatia più efficaci è scrivere per gli altri, come accade spesso quando mi occupo del personal branding di manager e imprenditori. Vuoi provare anche tu? Leggi i giornali, scegli una notizia e individua tre persone diverse opinion leader sul tema. Studia i profili, spulcia i contenuti e poi prova a scrivere tre post, diversi, che interpretino attraverso le diverse sensibilità la stessa notizia.
Adesso che hai qualche spunto in più, fatti sotto e allena la tua empatia. La tua empatia ne gioverà di certo.
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