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Comunicazione di crisi: come sopravvivere al Coronavirus e sfruttare questo tempo per pianificare il rilancio aziendale

Ogni vita che salvi, ogni pietra che poggi, fa pensare a domani, ma puoi farlo solo oggi

Sembra una pellicola distopica e invece si tratta della realtà: siamo tutti confusi e sbigottiti in queste giornate in cui “Coronavirus” è diventata la parola più usata in ogni ambito. Noi che con le aziende lavoriamo tutto l’anno a stretto contatto, abbiamo da subito percepito la portata nociva di questo fenomeno e stiamo cercando di capire come evolverà. Siamo però abituati, lavorando con la comunicazione, a cercare una opportunità nella crisi e così vogliamo fare anche in questo momento.

Come ogni occasione di crisi, la comunicazione al tempo del Coronavirus deve suscitare qualche riflessione. Perché è importante arrivare al dopo (perché arriverà un DOPO) non solo vivi, ma anche vitali. La vitalità per un’azienda è frutto di un lavoro continuo e ininterrotto: “Ogni vita che salvi, ogni pietra che poggi, fa pensare a domani, ma puoi farlo solo oggi” dicevi il testo della bellissima canzone “Domani” degli Artisti Uniti per l’Abruzzo, l’indomani del terremoto che nel 2009 devastò l’Abruzzo. Anche oggi è questo lo sguardo che deve prevalere: massima precauzione per oggi, ma già al lavoro per domani.

Da dove cominciare per rivedere la comunicazione in un momento di crisi?

Abbiamo scelto di dare il nostro contributo con una piccola guida che vi aiuti a destreggiarvi con la comunicazione in queste giornate inaspettate. E a guardare a domani con energia.

Come impatta il Covid19 sulla comunicazione aziendale?

Cominciamo col dire che una situazione di questo genere non può essere tenuta fuori dalla comunicazione aziendale. Fare finta di nulla e continuare a scrivere di temi allegri e commerciali in questo momento non è premiante. Occorre dunque rivedere l’intero piano di comunicazione: da quello più immediato dei social network a quello strategico.

Quali azioni di comunicazione sono interessate da questa revisione?

Tutte! Questo non significa che tutto vada stravolto, ma di certo ogni azione va rivista e, se necessario, modificata, posticipata, modificata in funzione dell’attuale emergenza.

Che vuol dire in concreto rivedere la comunicazione aziendale alla luce dell’emergenza Coronavirus?

Vuol dire anzitutto cambiare i toni: in questi giorni non è consigliabile mettere online contenuti dal tono allegro, superficiale o spiccatamente commerciale. Si tratta di una situazione grave che coinvolge tutti ed è più coerente tarare la comunicazione alla luce di queste considerazioni. Altra cosa da rivedere sono i tempi: toccherà rischedulare le azioni previste legate ad iniziative, manifestazioni, presentazioni, lanci di prodotto. Infine, rivedere le azioni commerciali: staccare o rallentare le campagne commerciali online potrebbe essere un’azione di salvaguardia: quel budget potrebbe trovare migliore collocazione tra qualche settimana.

È consigliabile bloccare la comunicazione in questo momento?

La comunicazione non è un flusso che può essere acceso e spento e continuare a funzionare in maniera fluida ed efficace. Al di là delle questioni tecniche (come gli algoritmi dei social network che non premiano la comunicazione discontinua) oggi le aziende sono chiamate ad una comunicazione Human to Human, ovvero a essere presenti non solo sul mercato, ma anche nel contesto sociale che condividono. È questa dunque l’occasione giusta per raccontare aspetti delle aziende che nella comunicazione di tutti i giorni si esprimono sottotono. È il momento di rendere questa crisi una opportunità e raccontare in maniera diversa il brand (con un piano i Brand Journalism, ad esempio).

Come rendere la crisi dovuta al Coronavirus una opportunità nella comunicazione aziendale?

Ci sono dei danni, è inutile tentare di negarlo; adesso vanno arginati, ma soprattutto va pianificato il rientro alla normalità, perché non ci colga impreparati. Pensiero laterale in azione: come è possibile riformulare i nostri prodotti/servizi in questa occasione?

Molti ristoranti, ad esempio, categoria fortemente colpita dalla diffusione della malattia e dal rischio di contagio, si stanno attrezzando per l’asporto e la consegna a domicilio. Ciò non solo consentirebbe di limitare i danni, ma rappresenta un servizio per la comunità.

Questo momento, inoltre, può essere utilizzato per sviluppare una relazione più profonda con il cliente: la domanda che ogni azienda deve porsi è: come posso essere utile alla mia comunità in questo momento? Ci sono grandi aziende che hanno fatto generose donazioni alla sanità. Si possono però fare anche piccole azioni estremamente significative, come quella di sostenere con alcuni pasti chi si è ritrovato inaspettatamente in quarantena forzata, come è accaduto a Palermo.

Le aziende che si occupano di formazione potrebbero sviluppare le potenzialità che la tecnologia ci offre, ma anche materiali didattici ulteriori dedicati ad approfondimenti o a potenziamento. Chi si occupa di produzione alimentare potrebbe sviluppare materiale a supporto del tema della sicurezza alimentare: rendere più trasparenti i meccanismi della filiera produttiva e mettere in evidenza tutte le misure a tutela della salute dei clienti avrà un peso importante nel momento di ritorno alla normalità.

Tutti, indistintamente dal settore di provenienza, possono usare questo tempo per pensare a nuove proposte e fissare meglio gli obiettivi, anche alla luce della crisi attuale. C’è una sola cosa che nessuna azienda può permettersi: sprecare del tempo. Questo stop forzato può essere usato per riorganizzare le energie e ripartire. In molti lo stanno già facendo.

#LItaliaNonSiFerma

 

 

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