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I cambiamenti, in casa Zuckemberg sono sempre dietro l’angolo: Facebook ha, negli ultimi tempi, annunciato una serie di piccole grandi rivoluzioni che toccheranno sia le funzionalità che l’aspetto del social, sulla scia di quel cambiamento impercettibile e continuo che lo ha radicalmente sconvolto nell’arco dei suoi 15 anni di esistenza.

L’annuncio è stato dato per primo dal Wall Street Journal: è in cantiere un progetto sulle criptovalute che permetterà di sfruttare WhatsApp per inviare e ricevere denaro dagli amici o per effettuare pagamenti con il proprio cellulare.

A quanto pare, l’azienda di Cambridge sarebbe sul punto di lanciare un proprio stablecoin, agganciato al valore del dollaro che lo renderebbe stabile sul mercato.

La scelta di Facebook di diventare una banca ha delle potenzialità enormi sotto vari punti di vista.

Innanzitutto, “chiuderebbe il cerchio” delle inserzioni: il social potrebbe “pagare” ai propri utenti un gettone di visione che porterebbe ad un aumento delle visualizzazioni e, a cascata, maggiori investimenti da parte dei brand nelle ads, chiudendo così il ciclo in un passaggio di moneta virtuale all’interno di un mercato circolare e completo.

Ma sappiamo quanto Zuchemberg sappia essere ambizioso e non è difficile immaginare altri possibili scenari, quali l’estensione della modalità di pagamento a negozi on line (o anche fisici, chissà!) attraverso degli “atm point” dedicati, seguendo le orme di PayPal ma con un enorme asso nella manica: conoscere alla perfezione le abitudini e le preferenze dei propri clienti.
Largo a offerte super personalizzate, feed contenenti negozi virtuali su misura, una fonte inesauribile di dati da raccogliere e riutilizzare per vendere i prodotti partner.

Insomma, gli scenari possibili sono davvero tanti e differenti.

Con un volo (nemmeno poi tanto) pindarico alla cronaca Italiana, viene da chiedersi cosa ci sia dietro la fuga di Unicredit da Facebook.

L’azienda ha dichiarato di voler valorizzare i contatti umani con i propri clienti ma, forse, questa è soltanto la punta dell’iceberg.

unicredit lascia facebook

E se analizzassimo la cosa da una prospettiva diversa?

Da quello della concorrenza di “Facebook banca”, per esempio.

I clienti della banca sono sicuramente presenti ed attivi sui social, diventati oramai un imprescindibile canale di customer care. Di conseguenza, Facebook rileva le loro attività ed i loro interessi compresi tutti quei dati che segnano il loro rapporto con la banca.

Probabilmente, i capi di Unicredit si saranno chiesti perché mai aiutare il colosso americano fornendogli dati che lo aiuteranno nell’ergersi a spietata concorrenza?

Perché, e ce lo ha dimostrato lo scandalo di Facebook Analytica, Facebook raccoglie una quantità spaventosa di dati personali sulle abitudini e le preferenze degli utenti: sicuramente un gran vantaggio rispetto alle banche che tutti questi dati non possono raccoglierli!

Potrebbe essere il momento di un retro-front generale delle società bancarie da Facebook?

Chissà, forse in futuro. Non certamente adesso poichè il social risulta essere uno dei mezzi preferiti dagli utenti per entrare in contatto con i brand: oltre l’80% ha chiesto informazioni e/o assistenza tramite Messenger e commenti sulle pagine), sicuramente un punto nodale della customer care che non può essere sottovalutato nella costruzione della reputazione aziendale.

E il vostro rapporto con i clienti sui social qual è? 

Sappiamo bene quanto i social network siano un mondo in continua evoluzione, in cui il cambiamento e la trasformazione continua rappresentano l’unica regola.
Per utilizzarli nel modo migliore per la propria azienda, occorre consapevolezza e formazione. Se volete innovare la vostra azienda su questo tema, date un’occhiata ai nostri corsi di formazione pensati per il business. Scegliete quello che fa per voi o contattateci per studiarne uno sulle vostre esigenze”.

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