Digital Strategy. Growth Hacking: empatia e analisi per far crescere il business

Digital Strategy. Growth Hacking: empatia e analisi per far crescere il business

Posted by Ambra Bonaiuto | 28 Febbraio 2019 | Formazione

Il Growth Hacker conosce le più recenti piattaforme e gli strumenti che consentono di differenziarsi dagli altri concorrenti senza la necessità di un grande budget.
Ecco l’intervista a Giuseppe Coppola che, durante il nostro corso di Digital Strategy, ci ha spiegato l’importanza di questo mindset, per creare strategie che siano nettamente più performanti ed efficienti.

 

Prima dell’intervista a Giuseppe Coppola, vi lasciamo il primo articolo con i link a tutte le lezioni del corso.

  • Growth Hacking… che roba è?

Il Growth Hacking consiste nel diffondere qualcosa alle persone giuste il più rapidamente possibile per permettere una crescita veloce e duratura del proprio prodotto e/o servizio.

La crescita, obiettivo del Growth Hacking, si raggiunge esclusivamente attraverso un processo di validazione iterativa (ripetuta in maniera regolare e controllata) sui canali di marketing e sullo stesso prodotto.

Utilizzando questo approccio, si ha la possibilità di ideare ed implementare strategie che siano nettamente più performanti ed efficienti, restituendo un ROI (“Return on Investment”, in italiano “Ritorno/Redditività dell’Investimento”) più alto e quindi maggiormente conveniente ed apprezzabile.

digital strategy growth hackingIn un contesto competitivo, in cui i canali di promozione, diffusione e comunicazione sono saturi e spesso inefficaci, utilizzare una strategia che, ripartendo il budget da investire in micro-budget, permette di testare in maniera sequenziale e veloce più “ipotesi di crescita”, credo sia la chiave di svolta per qualunque business, a prescindere dal mercato, stadio, settore, area geografica di riferimento.

L’approccio del Growth Hacking è quello di basarsi su dati chiari ed oggettivi per ideare e creare strategie focalizzate esclusivamente sulle necessità e desideri del cliente/utente.

Empatia e dati, sono le colonne portanti di questo mindset oltre oceano, che misurando e tracciando ogni scelta dell’azienda ed ogni risposta del cliente riesce a rendere scientifico il marketing.

  • Solo aziende grandi e con meccanismi complessi hanno bisogno di dedicare tempo e risorse al Growth Hacking? Pmi, piccole attività commerciali e Growth Hacking: un connubio possibile?

Esiste, forse, un business che non ha la necessità di crescita? Oppure un business che non è interessato a rendere più performante i propri investimenti che sostiene per raggiungere e “catturare” il proprio potenziale cliente?

A prescindere della propria dimensione ogni azienda oggi si ritrova a dover affrontare un contesto competitivo complesso e spesso troppo veloce, in cui i tradizionali approcci del macro-investimento in strategiche uniche ed obiettivi di lungo periodo, rendono più capaci realtà dinamiche e spiccate capacità di reattività e risposta ai trend e bisogni del momento.

Soprattutto i settori molto competitivi, e le realtà con ridotti budget da investire in acquisizione clienti, credo siano davvero quelli che abbiano maggiormente bisogno di non rendere vano il proprio sforzo imprenditoriale.

Il connubio diventa possibile e di valore esclusivamente se si riesce a sostituire la parola “costo” alla parola “investimento” a tutte le voci strettamente legate al marketing, alla consulenza ed alla formazione, allora sì che l’imprenditore riesce ad affrontare in maniera proattiva l’avvincente impresa di fare impresa.

  • In che modo influisce/impatta questa fase del processo di business sui risultati?

Non sarebbe fantastico sapere esattamente cosa vuole il nostro cliente e poter investire tutto quello che ci è possibile per raggiungerlo e fidelizzarlo?
Bisogna testare, validare e misurare tutte le ipotesi con le quali pensiamo di poter far crescere il nostro business.
Per fare questo, però, è necessario implementare un sistema di misurazione e di progettazione capace di apprezzare le varie strategie e scelte da noi percorse.

  • Quali sono le Kpi (metriche) che consiglieresti di monitorare per verificare il successo di una buona strategia di business?

Per riuscire ad apprezzare il successo è sempre necessario misurare lo sforzo sostenuto per raggiungerlo.
Il mio consiglio è quello di monitorare il costo/investimento sostenuto per implementare una determinata strategia e rapportarlo all’obiettivo stabilito in partenza, per poter misurare di volta in volta il tasso di “conversione” o raggiungimento della meta prefissata.

  • Tre consigli a chi non si è mai occupato di questo ambito e vorrebbe cominciare a introdurlo in azienda.

Come introdurre questo processo in azienda? Bisogna prima comprenderlo (primo consiglio), poi apprezzarlo (secondo consiglio) e farlo proprio come mindset e soltanto dopo renderlo standard della propria realtà imprenditoriale (terzo consiglio).

Il web, i libri, i formatori rendono possibile a chiunque oggi di poter apprendere quel che vuole, nei modi e nei tempi a lui più idonei.

Soltanto con un attento studio, spinto da un forte interesse, permette una comprensione e consapevolezza di processo fondato su tecniche, studi ed ambiti disparati ed unificati nell’unico vero obiettivo di ogni business: la crescita.

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