Camilleri e Montalbano, quando una storia può fare la differenza tra luogo e destinazione turistica

Camilleri e Montalbano, quando una storia può fare la differenza tra luogo e destinazione turistica

Posted by Monica Vitale | 17 Luglio 2019 | News, Reputazione aziendale

Eravamo preparati a salutare Andrea Camilleri, che da qualche settimana era ricoverato in ospedale. Chissà se siamo preparati a gestire la grande eredità che lascia al mondo della cultura ma, soprattutto, alla Sicilia.
Camilleri e Montalbano sono stati per la Sicilia la migliore agenzia di marketing possibile, che l’hanno resa una destinazione turistica a pieno titolo.

Ha fatto conoscere a tutta l’Italia parole come «cabasisi» o «camurrìa» facendole entrare nel vocabolario anche di chi vive a nord dell’isola. Attraverso il dialetto siciliano è riuscito a raccontare un’isola con tutte le sue ataviche contraddizioni: il continuo altalenare tra luce e ombra, tra delitto e castigo, senza mai perdere quella sicilianissima flemma di cui il commissario era la perfetta incarnazione.

Tutto nei libri di Andrea Camilleri parlava dell’isola: dal paesaggio riassunto nella casa sul mare del commissario Montalbano, alla sua fame vorace e inesauribile: di cibo, di donne, di bellezza, di sfide, di vita.

La letteratura non può essere più la stessa dopo una intensa provocazione di questo tipo (e per chi non lo avesse letto, tra i capolavori pre-Montalbano c’è Il birraio di Preston, un libro in cui tutto quello che accade è mischiato come un mazzo di carte dal caso, come nella vita). Nè può esserlo il marketing delle destinazioni turistiche, che si sono trovati travolti da un testimonial inaspettato e ne hanno saputo in molti casi cogliere i risultati.
La provincia di Ragusa e il sud est della Sicilia in generale, set di gran parte dei film del Commissario, ne hanno avuto dei benefici tangibili e potenti. Tutta la Sicilia, tuttavia, si è trovata a godere di un Montalbano style che ha incuriosito viaggiatori e turisti da ogni parte del mondo.

Per chi si occupa di marketing, la lezione che ci consegna Montalbano è forte e chiara: abbiamo voluto riassumerla qui in pochi punti per riflettere insieme e tributare il nostro omaggio al Maestro Camilleri.

  1. Siamo impastati di storie.

    La storia è il format che più desta l’attenzione per le capacità cognitive umane, è ciò che rende memorabile un evento che altrimenti sarebbe solo la somma di fatti sconnessi. Una storia nel racconto di un luogo è quello che può fare la differenza tra tappa e destinazione turistica, ad esempio, come è stato per i luoghi di Montalbano.

«L’acqua bolliva, calò la pasta. Squillò il telefono, ebbe un momento d’esitazione, incerto se rispondere o no. Temeva una telefonata lunga, che magari non era facilmente troncabile e che avrebbe messo a rischio il punto giusto di cottura della pasta. Sarebbe stata una catastrofe sprecare la salsa corallina con un piatto di pasta scotta. Decise di non rispondere. Anzi, per evitare che gli squilli gli turbassero la serenità di spirito indispensabile per gustare a fondo la salsetta, staccò la spina». (da La voce del violino)

  1. L’identità del brand è una cosa seria.

    Chi potrebbe confondere Montalbano, con le sue caratteristiche così precisamente sicule, con qualche altro personaggio della letteratura dell’isola? Camilleri ha saputo costruire un personaggio unico e irripetibile. Anche nel marketing l’identità di ciò che si racconta deve osare, qualche volta: ritratti a tinte tiepide funzionano poco, bisogna tirare fuori il carattere e scegliere una connotazione che ci renda facilmente riconoscibili.

«Al ristoranti, Mimì fici un tentativo di mittiri il parmigiano supra alla pasta con le vongole ma Montalbano gli affirrò il vrazzo affirmanno che glielo avrebbi tagliato di netto con un cuteddro se osava committiri quel sacrilegio».(da Un covo di vipere)

  1. Il tono di voce di Camilleri in Montalbano.

    Il commissario Montalbano avrebbe avuto lo stesso impatto se avesse parlato in perfetto italiano, ma, soprattutto, con un linguaggio soave o incolore? No. Grande parte dell’identità di Montalbano risiede proprio nel suo linguaggio e in quello che nel marketing si chiama “tone of voice“: ovvero quel mix distile, di caratteristiche sintattiche ma allo stesso tempo culturali di cui il linguaggio sa farsi portavoce.

« […] ci voli parlare di pirsona pirsonalmente d’uggenza uggentevoli subbitissamenti subbito!» (da Il cuoco dell’Alcyon)

  1. I luoghi si raccontano attraverso le persone. Ecco come disintermediare dai grandi portali turistici.

     

    Tra le grandi esigenze attuali per chi si occupa di ospitalità e accoglienza turistica, c’è quello di disintermediare le prenotazioni dai grandi portali che hanno cannibalizzato il mercato. Un’impresa ardua, che prevede un piano di marketing ampio, strategico e ben organizzato. Tra le azioni più efficaci c’è quello di raccontare i luoghi, la sua storia, le sue energie, anche attraverso le persone che lo animano e lo rappresentano.Proprio come ha fatto il commissario Montalbano.

«La prima cosa che il commissario notò sopra la scrivania di Pasquano, ‘n mezzo a carte e fotografie di morti ammazzati, fu una guantera di cannoli giganti con allato ‘na buttiglia di passito di Pantelleria e un bicchieri. Era cosa cognita che Pasquano era licco cannaruto di dolci. Si calò a sciaurare i cannoli: erano freschissimi. Allura si versò tanticchia di passito nel bicchiere, affirò un cannolo e principiò a sbafarselo talianno il paesaggio dalla finestra aperta. Il sole addrumava i colori della vallata, li staccava nettamente dall’azzurro del mare lontano. Dio, o chi ne faciva le veci, qua si stava addimostrando un pittore naïf. A filo d’orizzonte, uno stormo di gabbiani che se la fissiavano a fare finta di scontrarsi tra loro, in un virivirì di piacchiate, virate, cabrate che parivano ‘na stampa e ‘na figura con una squatriglia aerea acrobatica. S’affatò a taliarne le evoluzioni. Finito il primo si pigliò un secondo cannolo». (da Il campo del vasaio)

Il commissario Montalbano è il regalo più bello che poteva essere fatto alla Sicilia contemporanea. Ne ha riscritto l’immagine senza tradirla, ma restituendo ai siciliani la responsabilità di scegliere come farsi raccontare. Miracoli della parola che, quando usata con strategia e perizia, si trasforma anche in un meraviglioso mezzo di marketing.

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