
Questi mesi di crisi hanno riportato i riflettori sullo storytelling online, in particolare sul palco del digital marketing. Nel primo lunedì di Storydoing, il nuovo format di Rinascita Digitale, abbiamo chiacchierato con Andrea Fontana, presidente di StoryFactory, sociologo della comunicazione e maestro delle parole. Sulla scia delle suggestioni e riflessioni venute a galla, vi sveliamo alcune chicche e rivoluzioni dello storytelling online. Iniziamo.
Spesso la pratica dello storytelling viene confusa con l’atto di “raccontare storie”. Si tratta di un’interpretazione ingannevole, perché la questione è ben più complessa di così. Sarà bene riflettere sul significato di storytelling online.
La parola “storia”, infatti, racchiude in sé un vasto universo di significati e dettagli. Infatti, andando alla voce “storia” del Treccani online viene giù una cascata di definizioni, la sesta è questa: “6. a. Raffigurazione pittorica o plastica di un fatto: pittore di storie, di soggetti storici. b. In senso più concr. e determinato, singola scena raffigurata in pittura o scultura […]”.
Insomma, sentiamoci pure liberi di tradurre storytelling con “racconto di storie”, ma teniamo a mente che le storie sono soprattutto rappresentazioni: rappresentazioni di qualcosa o qualcuno, in un tempo e per una ragione. Le storie sono complesse e in esse abitano i significati, i valori e le impressioni che il mondo intorno ci trasmette.
Le storie, in pratica, sono potentissime.
Prima che il Covid sconvolgesse le nostre prospettive, per narrare era importante produrre storie belle, esteticamente riuscite e compatibili con pubblici variegati. Come dicevamo, però, le prospettive sono mutate e oggi è necessario cambiare la rotta delle parole.
Le storie che fino a qualche mese fa avevano ancora qualche chance di essere efficaci, non funzionano più: i racconti di aziende vincenti e performative non attaccano. Il pubblico è composito e più sensibile, la possibilità migliore per la comunicazione è costruire attività, racconti, immagini e contenuti validi per ciascun componente del suo pubblico
Già in epoca pre-Covid si parlava di brand activism, cioè della possibilità per i brand e le aziende di impegnarsi ed essere coinvolte in cause di tipo sociale, economico e politico. Il brand activism viene talvolta percepito come un argomento spinoso, perché spesso le aziende rimangono incastrate in una visione che separa il loro operato da quel che succede nella società civile.
Le cose, però, sono cambiate anche in questo caso: oggi il brand activism rientra a pieno nella categoria di asset strategico e operativo. Infatti il brand è chiamato a prendere posizioni, a schierarsi su temi organizzativi, sociali e politici, ad essere voce di rifermento per la sua tribù prima ancora che produttore e venditore di beni e servizi.
Ecco alcuni accorgimenti che vi aiuteranno nel prendere posizione:
In battuta finale vi diamo tre suggerimenti fondamentali per costruire uno storytelling online valido e di qualità, che stia al passo coi tempi: