
"Credi pure agli asini che volano!". Sarà capitato anche a voi da bambini, di imbattervi in questa espressione del coetaneo saputello di turno. Con il tempo, questi famosi asini hanno preso le sembianze di "bufale” o “fake news”, messe in rete e condivise sui social, senza pensarci troppo, alla velocità di un click. Quello che, però, gli utenti giovani e meno giovani sottovalutano nella condivisione frenetica di notizie false, è il rischio di influenzare l’opinione pubblica oppure “infettare” e distruggere la reputazione sia di privati sia di aziende, costruita con molta fatica nel tempo. (Argomento di cui abbiamo parlato anche su Rinascita Digitale).
Le fake news (notizie false), nascono dalla manipolazione di fatti da parte di complottisti o persone affamate di visibilità a scopo di lucro; questi contenuti sono poi condivisi su Facebook, Twitter e Whatsapp, dagli utenti, che non hanno conoscenza diretta degli eventi. Anche se, questa diffusione capillare é stata definita da qualcuno la prima epidemia dei social network, le fake news sono sempre esistite: dalla morte di Napoleone fatto a pezzi dai cosacchi, ai protocolli dei Savi di Sion per diffondere l’odio verso gli ebrei; fino a quelle dei giorni nostri sulla Terra piatta e l’alcol da bere come rimedio al Covid19.
Proprio la pandemia, è stata il pane per i denti dei complottisti, che hanno cavalcato l'onda dell'emergenza con la creazione di contenuti falsi ad hoc. A questo proposito, Mark Zuckerberg ha avviato una task force per eliminare da Facebook i post falsi sul coronavirus con l’invio, a chiunque li avesse condivisi, di un avviso in bacheca con il link al sito dell’Oms. Un piccolo spiraglio nel mare magnum dei contenuti diffusi sul social, che è ancora molto lontano da un'informazione bufale free, nonostante la nuova sfida presentata al mondo sull'uso dell'Ai, per scovare messaggi di odio sulle bacheche.
Un’innovazione per la caccia alle fake news, arriva anche dalle nostre parti con “TrUE”, la rubrica online creata da Repubblica in collaborazione con il Parlamento europeo, per capire da dove partono le fake news e smentirle, in particolare le bugie di Stato.

“Salvaci Signore dalla cattiva informazione”; a nulla è servita l’invocazione divina di Papa Francesco alla redenzione di chi fa cattiva informazione. A questo punto, dove i miracoli fanno cilecca, non resta che affidarsi ai rimedi terrestri come il fact cheking, fatto di tanta pazienza ed un fiuto da segugio. Che sia un privato o un’azienda, le linee guida da seguire per una buona operazione di verifica di notizie sono:
Al tempo dell’infodemia (bombardamento di informazioni in cui ci si orienta difficilmente), definita dall’Oms la “malattia che fa più male del coronavirus”; per fortuna, esistono delle pagine e fact checker autorevoli; tra questi ci sono:
Per quanto riguarda i tool ed i servizi per combattere i contenuti da clickbaiting la scelta si fa più ampia:
Vade retro, dunque, fandonie travestire da notizie, che innescano un vero e proprio domino, dove a crollare è la corretta informazione degli utenti. Quello che bisogna sempre tenere a mente è che tool, servizi o pagine, non potranno sostituire una componente imprescindibile: il buon senso di ognuno in rete; utile per la scelta del contenuto di valore da condividere.