
Sui territori si dice sempre di tutto: ci sono storie che li tengono in piedi e altre che, purtroppo, li tengono fermi. E noi i cliché sul Sud Italia li conosciamo a memoria. Alcuni ci fanno sorridere, altri ci fanno storcere il naso, ma quasi tutti finiscono per intrappolarci in un’idea che non ci appartiene più e che, soprattutto, non appartiene più ai luoghi. La narrazione territoriale, per come la intendiamo noi, parte proprio da qui: dal modo in cui storie, dati e punti di vista contribuiscono a costruire la percezione e la reputazione di un luogo.
Così abbiamo detto: e se invece di subirli, questi stereotipi provassimo a guardarli da un’altra prospettiva? Ci siamo seduti a un tavolo, li abbiamo messi tutti nero su bianco e abbiamo iniziato a ribaltarli, e a riscriverli, uno per uno.
È successo a Castelbuono, Comune - o meglio - locus amoenus nel cuore del Parco delle Madonie (Palermo), in occasione del festival Madonie Nomad Residency durante il quale abbiamo guidato un laboratorio partecipativo aperto alla comunità in loco. Insieme ai partecipanti abbiamo “fotografato” gli stereotipi più radicati e ci siamo messi in gioco insieme.

Da tutte quelle prospettive rovesciate e riscritte, dagli spunti discussi e dai post-it appiccicati sulle pareti del coworking di Castelbuono, è nato il Manifesto della Narrazione Territoriale: 10 principi raccolti attorno al concetto che ha guidato il nostro laboratorio: "Volta la carta, scrivi la storia".
Più che un decalogo, ne è uscita una mappa per navigare la complessità dei luoghi, uno strumento per orientarsi tra identità, sfide e trasformazioni dei luoghi. Pensata per chi un territorio lo amministra, lo racconta o lo abita temporaneamente o in maniera permanente: una bussola per ritrovare la rotta davanti alla pagina bianca - o a una platea di ascoltatori - quando serve rimanere fedeli ai fatti e ai dati, ma generosi nel modo di restituirli e condividerli.
Volevamo, però che il nostro Manifesto non fosse solo “nostro”, per questo lo abbiamo immaginato più come una bussola editoriale e strategica per chiunque si trovi a gestire la reputazione di un luogo o a raccontarlo ogni giorno:
Prima di lasciarvi alla lettura del documento completo, vi anticipiamo tre delle coordinate che trovate all'interno del Manifesto:
Cosa succede adesso?
Un territorio esiste solo se lo raccontiamo per intero, con aderenza ai dati e con la generosità di chi sa guardare al futuro.
Ti va di voltare le carte insieme a noi?
Scarica il Manifesto della Narrazione Territoriale nella sua versione integrale e raccontaci come applicarlo nella comunicazione di tutti i giorni.
Per noi di Reputation Lab, questo Manifesto è il cuore di ciò che chiamiamo intelligenza di scenario. Significa leggere i mutamenti di un territorio, interpretarne i segnali deboli e trasformare la narrazione in uno strumento strategico di sviluppo, reputazione e posizionamento.
È il metodo con cui lavoriamo ogni giorno anche con il nostro progetto editoriale Sweet Spot Magazine, al fianco delle comunità e delle imprese: dall'analisi critica e costante delle notizie ai percorsi di personal branding e empowerment territoriale.
Lo facciamo accompagnando realtà come l'associazione I Borghi più belli d'Italia in Sicilia, la rinascita e l'ospitalità di charme di Castello di Postignano, la forza comunicativa di festival ed eventi come YoungaDays, o progetti rigenerativi come Abixama.
Ascoltiamo i luoghi e costruiamo architetture di comunicazione capaci di generare valore reale per chi li vive e per chi li sceglie.