
Fare la storia ed essere memorabili è un po’ il sogno di ogni brand. In che modo esserlo? Semplice: con un payoff efficace. Detta così, sembrerebbe che il payoff, (slogan, piccola frase o espressione che va a braccetto con il logo) sia cosa da nulla. In realtà, quando in azienda si deve scegliere il payoff per un brand, dopo attimi di silenzio tombale, riflessioni che neanche quelle esistenziali fatte al mattino possono surclassare, ci si arma di buona volontà e si dà il via alla ricerca dello slogan con un brainstorming.
In questo articolo proveremo a scongiurare crisi di creatività e, se necessario, identità di un brand, per un “Habemus payoff!” da tutelare.
La parola payoff o pay off è un’espressione che inglese ha molteplici significati: ricompensa, finale o chiusura e racchiude la filosofia e l’identità di un brand. Solitamente, è collocato sotto il logo per esaltarne il valore e renderlo riconoscibile ai consumatori. Insomma, un payoff è un aspetto importante che, se pensato con criterio, è destinato a rimanere l’elemento portante di un brand; come dimenticare “I’m lovin' it” di McDonald's.
Scrivere un pay off efficace, è un lavoro “sporco”, ma qualcuno dovrà pur farlo; così cari copywriter aprite la vostra mente come il vaso di Pandora e fate uscire da essa tutte le idee del mondo, tenendo a mente un principio su tutti: l’identità del brand. Un’analisi approfondita del brand in questione permetterà di non perdere mai la retta via e di rendere insostituibile il vostro payoff. Dunque, un payoff memorabile deve:

In termini pubblicitari, spesso si incorre in un errore di valutazione, cioè confondere payoff e claim. Il primo termine, abbiamo detto (e lo ripetiamo anche a rischio di essere ridondanti) è la chiusura che accompagna il logo ed è sempiterno, se fatto bene; mentre il claim, headline riguarda una singola campagna pubblicitaria ed è destinata a svanire alla successiva (morto un claim se ne fa un altro!). Un esempio di claim è quello di Booking: “Vivi la tua curiosità”: una campagna di spot video, che dava la possibilità di scegliere la vacanza ideale in base alle proprie aspettative e necessità.
Come tutti gli atti creativi, perché sì i contenuti “creati” hanno un valore, il payoff va tutelato. Come preservarne l’esclusività? Depositandolo. Secondo Gilberto Cavagna di Gualdana, Associate Partner di Andersen, intervistato da Brand News, non tutti i payoff, però, hanno i requisiti per essere tutelati come marchio. Quelli che possono essere tutelati, devono avere dei requisiti previsti dalla legge, come:
Il payoff può essere tutelato come marchio, ma anche nella sua funzione pubblicitaria con un deposito presso l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), e come opera di ingegno.
Chiudiamo questo excursus, con i payoff che famosi, che hanno fatto la storia e continuano a riecheggiare alle orecchie , non possono mancare: